Come distinguere nidi di Vespa velutina da nidi di Dolichovespula

Tratto dal post Facebook di Jesse Mendelsohn pubblicato nel gruppo Insetti e altri artropodi- un fantastico mondo da scoprire.

Dal momento che è una domanda che viene fatta di frequente, e ancora più frequenti sono le errate identificazioni dei nidi, ho preso in prestito dal web (aprendole vedrete i link rispettivi) due foto secondo me rappresentative di nidi tipici di Vespa velutina e Dolichovespula.

Ormai siamo in inverno, gli alberi caduci hanno quasi tutti perso le foglie, quindi capita molto spesso di trovare queste strutture cartacee appese ai rami.
È bene saper distinguere i nidi di queste due vespe, perché una delle due, Vespa velutina, è una specie di origine asiatica che è stata introdotta in Europa per sbaglio. La popolazione europea si è originata in Francia nel 2004 a partire da una o poche regine cinesi giunte molto probabilmente tramite un carico di vasi per bonsai (letteralmente ‘dalla Cina cor furgone’). La presenza di questa specie andrebbe riportata ad enti appositi, in quanto è una specie invasiva che causa danni all’ecosistema nostrano e all’industria apistica.
Dolichovespula è invece un genere comprendente alcune specie native dell’Europa che fanno parte del nostro ecosistema da sempre, pertanto non andrebbero distrutte in modo ingiustificato, e non vi è il bisogno di riportarle a nessuno. Vediamo quali sono le differenze nella struttura dei nidi:

FORMA: Il nido di quasi tutte le specie di Dolichovespula, quando appeso ad un ramo o altra superficie, tende ad assumere una tipica forma a pera rovesciata con la parte alta più ampia e quella bassa più stretta. Questa forma accomoda la configurazione dei favi all’Interno: il favo più sviluppato, qualora doveste dissezionare il nido, sarà quasi sempre quello più in alto (il più vecchio).
-Al contrario, il nido di V. velutina tende ad avere una forma più globulare o ovoidale, molto spesso con la sommità più stretta rispetto alla parte bassa, probabilmente per far scivolare la pioggia più facilmente. Dissezionandolo, aspettatevi di trovare i favi più larghi verso il basso o verso il centro.

INVOLUCRO: Il nido classico di Dolichovespula tenderà ad avere nella metà più bassa un involucro molto liscio (laminare), cioè i vari strati che lo compongono vanno pochissimo a contatto fra loro, rimanendo paralleli. Nella parte alta del nido, invece, è possibile trovare un più alto grado di anastomosi fra i vari strati, che comporta la formazione di varie piccole sacche.
In sezione, troverete che l’involucro è molto più spesso (maggior numero di strati) nella parte bassa, quella laminare, mentre i favi tendono ad essere concentrati in quella alta, che avrà quindi meno strati.
-L’involucro di Vespa velutina, invece, è completamente formato da sacche (embricato) e in sezione mostra di avere circa lo stesso spessore sia in basso che in alto.

DIMENSIONI: Ovviamente questo non è un carattere assoluto, dipende dallo stato di avanzamento del nido, ma in genere i nidi di Dolichovespula non sono più grossi di un pallone da calcio. Al loro interno troverete da uno a tre favi, qualche volta fino a cinque, anche se l’ultimo è quasi sempre incompleto.
-Le dimensioni del nido di Vespa velutina sono più generose: nidi molto prosperosi possono arrivare a un diametro di quasi un metro, rendendo difficile avvolgere le proprie braccia attorno ad essi, ma in genere si fermano attorno ai 50/70 cm. In sezione mostreranno facilmente una dozzina di favi.

COLORE: Il nido di Dolichovespula è composto da fibre di legno secco, pertanto spesso tende ad assumere un colore grigio chiaro. Non è sempre vero, infatti qualche volta hanno bande di svariati colori a seconda del tipo di legno usato. Ho in collezione un nido con alcune bande rosse che fu costruito in parte usando legno da uno steccato dipinto di rosso. Quasi sempre è possibile distinguere bande di colore bianco, sono i resti degli opercoli delle pupe, che le operaie riciclano.
-Il nido di V. velutina è anch’esso a bande, ma si nota di meno, perché il colore è relativamente uniforme e mai grigio. In genere è color ocra, perché ottenuto da legno marcescente o comunque con un certo livello di umidità.

CONSISTENZA: Il nido di Dolichovespula, al tatto, risulta flessibile. Se prendete un pezzo di involucro e lo piegate attorno a una matita, sarà difficile che si spezzi. Al microscopio, le fibre di cellulosa si mostrano strette, lunghe e parallele.
-Il nido di V. velutina è invece abbastanza friabile, se sottoposto al test della matita l’involucro tenderà a frammentarsi, e al microscopio le fibre di cellulosa sono irregolari, spezzettate e ricche di impurità.

LOCALITÀ: Dolichovespula è un genere di clima temperato che non ama molto l’ambiente mediterraneo, per cui è più facile incontrarlo in montagna o in aree ombreggiate. La maggioranza delle specie italiane è per lo più alpina, mentre una, Dolichovespula media, è comune lungo gli Appennini, percorrendoli completamente fino alla Calabria.
-V. velutina è comune anche a basse altitudini fino al livello del mare, ed è per ora (dicembre 2020) limitata a Liguria, sud del Piemonte e nord-ovest della Toscana. Se non vivete in una di queste zone, per ora, è molto difficile che troviate questa specie.

CICLO VITALE: entrambe le specie hanno colonie annuali che vengono fondate in primavera, si sviluppano in estate e si estinguono con l’arrivo della stagione fredda. Le colonie di Dolichovespula partono in tarda primavera e hanno vita breve, il loro ciclo riproduttivo è molto veloce e il nido viene abbandonato a circa 3-4 mesi di vita, evento che in genere avviene da luglio a settembre.
-V. velutina forma colonie dalla vita abbastanza lunga, tracce di attività residua possono persistere fino a fine anno e qualche volta persino dentro gennaio.

Dolichovespula
Foto in alto: nido di Dolichovespula media dalla Repubblica Ceca
Foto in basso: Nido di Vespa velutina ‘nigrithorax’ dalla Francia
Nido di Vespa velutina nigrithorax

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